Umberto Cavenago

Superfetazione a camme, 2001

Acciaio, legno, acrilico giallo cadmio medio

180 × 125 × 120 cm

Installazione "Superfetazione a camme" allo Spazio temporaneo dedicato all'Arte contemporanea del Ridotto del Teatro Manzoni di Monza.

Superfetazione a camme

Installazione al Ridotto del Teatro Manzoni di Monza

Photo © Alessandro Zambianchi

Superfetazione

Nel glossario dei termini tecnici dell’architettura per superfetazione si intende quella parte aggiunta ad un edificio dopo il suo completamento secondo il progetto originale.
“L’intervento a posteriori guasta l’estetica e di conseguenza deturpa lo spazio circostante”.
La superfetazione si aggiunge all’esistente in un secondo momento, senza alcuna necessità, per divenire un intervento inutile, superfluo o pleonastico. Assai lontana dalle superfetazioni barocche che irrompono nelle austere navate delle basiliche romaniche, la camma di Cavenago si relaziona con il rigore architettonico che caratterizza il mezzanino del teatro Manzoni costruito negli anni ’50.
La camma, che nella meccanica equipaggia gli assi rotanti per trasformare il moto rotatorio uniforme in moto rettilineo alternativo, qui fascia uno dei pilastri, asse verticale dello spazio architettonico: l’opera si mostra attiva e parassita del sistema strutturale. Ad altezza uomo il volume a sagoma eccentrica e dalla forma arrotondata interferisce sull’equilibrio spaziale circostante e con i suoi movimenti modifica la percezione del sistema architettonico.
Ad ogni spostamento trasmette il moto per ridefinire la libertà dell’incostanza. La progettazione e semplificazione delle forme, il rapporto e l'interazione con il contesto in cui viene inserita, rimangono elementi fondamentali della ricerca dell'artista.
Estrema conseguenza del processo di mutazione degli elementi statici in elementi mobili è Superfetazione a camme realizzata per il ridotto del Teatro Manzoni di Monza.
Un’installazione che trasforma uno dei pilastri portanti in asse di rotazione per una camma – l’elemento che nella meccanica muta in rettilineo il movimento circolare – perfettamente funzionante.
Essa viene messa in azione da una semplice spinta, che rende l’osservatore oltre che performer anche spettatore di un atto di durata temporale ogni volta diversa.

Luigi Di Corato, 2010

La mostra

La mostra `Superfetazione a camme` è stata curata da Giorgio Viganò In collaborazione con la Galleria Raffaella Cortese di Milano

Installazione al Ridotto del Teatro Manzoni, Monza, a cura di Giorgio Viganò, in collaborazione con la Galleria Raffaella Cortese di Milano

Il titolo prende in prestito un termine tecnico dell'architettura: la superfetazione è quell'aggiunta successiva al completamento di un edificio, un intervento a posteriori che nella tradizione edilizia viene visto come un guasto estetico, un elemento superfluo e non previsto dal progetto originario. Cavenago sceglie proprio questa parola per descrivere il proprio intervento su uno dei pilastri portanti del mezzanino del teatro, costruito negli anni Cinquanta: un'aggiunta parassitaria che fascia l'asse verticale della struttura, senza intaccarne la funzione statica, ma senza nemmeno chiedere permesso alla sua austerità architettonica.
L'elemento aggiunto è una camma, componente meccanico che nella tecnologia industriale trasforma il moto rotatorio uniforme di un asse in un moto rettilineo alternativo. Applicata al pilastro, la camma diventa un volume dalla sagoma eccentrica e arrotondata, posta ad altezza uomo, perfettamente funzionante: basta una semplice spinta da parte di chi visita lo spazio perché il meccanismo si attivi, trasmettendo il movimento lungo l'asse del pilastro e alterando, per la durata di quell'oscillazione, la percezione dell'intero equilibrio spaziale circostante.
È un'opera che si inserisce con naturalezza in tutto il discorso che Cavenago porta avanti sul tema del sostegno architettonico, ma qui con una torsione ulteriore rispetto ai pilastri su ruote di A sostegno dell'Arte. Là il pilastro veniva reso mobile nella sua interezza, capace in teoria di spostarsi altrove, tradendo così la propria funzione portante. Qui il pilastro resta perfettamente fermo e strutturalmente integro: non è l'elemento portante a muoversi, ma un parassita meccanico che vi si aggrappa, ne fa il proprio asse di rotazione, e restituisce movimento non al sostegno stesso, ma a ciò che vi si è depositato sopra come un'escrescenza funzionante. Il pilastro, in altre parole, continua a sostenere l'edificio; ma diventa anche, suo malgrado, il motore involontario di un moto che non gli appartiene e che ne trasforma la percezione da parte di chi lo osserva.
Il gesto di chi visita lo spazio, quella semplice spinta necessaria ad attivare la camma, trasforma il pubblico in performer e insieme in spettatore di un evento dalla durata sempre diversa, mai identica a se stessa: un principio relazionale che ritroviamo già in Visita guidata, dove il gesto privato di un visitatore produceva un effetto pubblico attraverso un meccanismo strutturale nascosto. Anche qui il movimento non nasce da un motore autonomo, ma dal corpo umano che decide di interagire con l'opera, rendendo ogni attivazione un evento irripetibile, per quanto il dispositivo meccanico resti sempre lo stesso.
Superfetazione a camme rappresenta così, nella parola dello stesso Cavenago attraverso il commento di Luigi Di Corato, la conseguenza estrema di un processo di mutazione degli elementi statici in elementi mobili che percorre l'intera sua ricerca: non più soltanto il monumento o il pilastro reso instabile e mobile nella sua totalità, ma l'architettura reale, storica e strutturalmente ineccepibile, colonizzata da un piccolo organo meccanico che, senza comprometterne la statica, ne mette in discussione, ogni volta che qualcuno la spinge, l'immobilità percettiva.
Immagine 1

Photo © Mario Gorni

Installazione al Ridotto del Teatro Manzoni di Monza

Installazione al Ridotto del Teatro Manzoni di Monza

Photo © Mario Gorni

Rotazione intorno "all'albero"

Rotazione intorno "all'albero"

Photo © Alessandro Zanbianchi

Installazione al Ridotto del Teatro Manzoni di Monza

Installazione al Ridotto del Teatro Manzoni di Monza

Photo © Mario Gorni

Disegno progettuale

Disegno progettuale


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