Gregor, 2022

Stahl und pflanzliches Wachs
29,7 × 21 × 21 cm
Incipit aus La Metaforfosi, Kafka
"Gregor Samsa erwachte eines Morgens aus unruhigen Träumen und fand sich in seinem Bett in ein riesiges, unsauberes Insekt verwandelt. Er lag auf dem Rücken, hart wie ein Panzer, und wenn er den Kopf ein wenig anhob, konnte er seinen gewölbten, braunen und in viele gekrümmte Segmente unterteilten Bauch sehen, auf dem die Bettdecke, die fast ganz heruntergerutscht war, kaum Halt fand. Ihre Beine, die so zahlreich und schlank waren, dass man sich ihrer normalen Statur schämen musste, zitterten unaufhörlich in einem verwirrten Schimmer vor ihren Augen."
La scultura non dichiara un titolo arbitrario: nomina la figura letteraria di Gregor Samsa, protagonista de La Metamorfosi di Franz Kafka, la cui trasformazione in insetto è evocata testualmente nell’incipit riportato sulla pagina dell’opera
Gregor si presenta come un piccolo volume tridimensionale in acciaio e cera vegetale dalle dimensioni compatte. 
Fin dalla sua genesi, l’opera occupa una zona di ambiguo interstizio: non è né un ritratto né una semplice illustrazione, ma una traduction formale del paradosso kafkiano in linguaggio scultoreo. Il materiale d’elezione – acciaio per la durezza, cera vegetale per la malleabilità –, non funziona come puro allegoria, bensì come dispositivo di tensione tra contrarietà materiali. L’acciaio è superficie rigida, la cera è soggetta a trasformazioni sottili; l’uno chiude, l’altra suggerisce un possibile cedimento. Cavenago realizza così una forma che, pur nella sua compattezza, conserva una qualità perturbante: strato per strato, la superficie sembra sospendere la frontiera tra organismo e artefatto.
La scelta dell’episodio kafkiano non è casuale: nella narrazione originale, l’imprevista metamorfosi di Gregor Samsa rovescia i parametri di identità e funzione, costringendo il corpo a diventare altro senza perdere del tutto il proprio statuto di figura umana deformata. Nel lavoro di Cavenago questa dialettica è tradotta in una forma che non si lascia facilmente decifrare. La scultura non è un calco dell’insetto, né un modello anatomico: è piuttosto l’eco di una metamorfosi mentale resa plastica. La forma si inscrive nello spazio come corpo sospeso tra densità e ipotesi di movimento, come figura in potenza più che in atto.
L’opera, pur piccola di formato, si pone in relazione con la tradizione del moderno che ha analizzato la figura corpo nelle sue degenerazioni ontologiche: la scultura non rappresenta ma evoca una condizione di transizione. In Gregor, la trasformazione kafkiana viene tradotta in un atteggiamento di forma che non risolve, che resta in bilico tra presenza e rimozione, tra figura e informale. La cera, associata al metallo, suggerisce un processo interno di fluire; l’acciaio, al contrario, definisce un confine, una cornice di rigidità. È precisamente questa tensione materiale interna che costituisce il cuore della scultura.
Gregor non è un corpo statico, ma un oggetto che lavora per dissonanza formale: come l’episodio letterario di Kafka, mette in discussione la stabilità delle categorie, sospende l’identità e obbliga lo spettatore a confrontarsi con ciò che è “altro da sé” all’interno della figura stessa dell’opera.
L.B., 2022
Photo © Ivica srl

Gregor, 2022

Stahl und pflanzliches Wachs
29,7 × 21 × 21 cm
Incipit aus La Metaforfosi, Kafka
"Gregor Samsa erwachte eines Morgens aus unruhigen Träumen und fand sich in seinem Bett in ein riesiges, unsauberes Insekt verwandelt. Er lag auf dem Rücken, hart wie ein Panzer, und wenn er den Kopf ein wenig anhob, konnte er seinen gewölbten, braunen und in viele gekrümmte Segmente unterteilten Bauch sehen, auf dem die Bettdecke, die fast ganz heruntergerutscht war, kaum Halt fand. Ihre Beine, die so zahlreich und schlank waren, dass man sich ihrer normalen Statur schämen musste, zitterten unaufhörlich in einem verwirrten Schimmer vor ihren Augen."
La scultura non dichiara un titolo arbitrario: nomina la figura letteraria di Gregor Samsa, protagonista de La Metamorfosi di Franz Kafka, la cui trasformazione in insetto è evocata testualmente nell’incipit riportato sulla pagina dell’opera
Gregor si presenta come un piccolo volume tridimensionale in acciaio e cera vegetale dalle dimensioni compatte. 
Fin dalla sua genesi, l’opera occupa una zona di ambiguo interstizio: non è né un ritratto né una semplice illustrazione, ma una traduction formale del paradosso kafkiano in linguaggio scultoreo. Il materiale d’elezione – acciaio per la durezza, cera vegetale per la malleabilità –, non funziona come puro allegoria, bensì come dispositivo di tensione tra contrarietà materiali. L’acciaio è superficie rigida, la cera è soggetta a trasformazioni sottili; l’uno chiude, l’altra suggerisce un possibile cedimento. Cavenago realizza così una forma che, pur nella sua compattezza, conserva una qualità perturbante: strato per strato, la superficie sembra sospendere la frontiera tra organismo e artefatto.
La scelta dell’episodio kafkiano non è casuale: nella narrazione originale, l’imprevista metamorfosi di Gregor Samsa rovescia i parametri di identità e funzione, costringendo il corpo a diventare altro senza perdere del tutto il proprio statuto di figura umana deformata. Nel lavoro di Cavenago questa dialettica è tradotta in una forma che non si lascia facilmente decifrare. La scultura non è un calco dell’insetto, né un modello anatomico: è piuttosto l’eco di una metamorfosi mentale resa plastica. La forma si inscrive nello spazio come corpo sospeso tra densità e ipotesi di movimento, come figura in potenza più che in atto.
L’opera, pur piccola di formato, si pone in relazione con la tradizione del moderno che ha analizzato la figura corpo nelle sue degenerazioni ontologiche: la scultura non rappresenta ma evoca una condizione di transizione. In Gregor, la trasformazione kafkiana viene tradotta in un atteggiamento di forma che non risolve, che resta in bilico tra presenza e rimozione, tra figura e informale. La cera, associata al metallo, suggerisce un processo interno di fluire; l’acciaio, al contrario, definisce un confine, una cornice di rigidità. È precisamente questa tensione materiale interna che costituisce il cuore della scultura.
Gregor non è un corpo statico, ma un oggetto che lavora per dissonanza formale: come l’episodio letterario di Kafka, mette in discussione la stabilità delle categorie, sospende l’identità e obbliga lo spettatore a confrontarsi con ciò che è “altro da sé” all’interno della figura stessa dell’opera.
L.B., 2022
Photo © Ivica srl
Photo © Ivica srl
Photo © Ivica srl
Photo © Ivica srl