Installata in occasione di Transiti, Biennale Bregaglia 2026 curata da Anna Radaelli, Souvenir di montagna trova la propria collocazione al Passo del Maloja, luogo di attraversamento per eccellenza, dove da secoli uomini, merci, lingue e culture transitano tra l'Engadina e la Val Bregaglia.
L'opera si presenta come un grande masso erratico abitabile. A uno sguardo iniziale può ricordare un manufatto difensivo, una postazione di osservazione o una struttura militare inserita nel paesaggio alpino. Questa ambiguità è intenzionale. Souvenir di montagna richiama un immaginario legato alla difesa e al controllo del territorio per sottrarlo alla sua funzione originaria e restituirlo a una diversa esperienza del luogo.
La vicinanza con la Festung Maloja, costruita per presidiare il valico e difendere il confine svizzero dalle possibili mire espansionistiche dell'Italia fascista, non è casuale. Se la fortezza nasceva dalla necessità di sorvegliare, controllare e proteggere, Souvenir di montagna compie un'inversione di significato: trasforma l'idea di difesa in un'occasione di osservazione e ascolto, sostituendo alla vigilanza la contemplazione.
Le aperture non funzionano come feritoie rivolte verso una minaccia, ma come punti di contatto con il paesaggio. L'interno non è uno spazio di protezione dal nemico, bensì un luogo di sosta e di immersione nella montagna.
L'opera si confronta con la memoria militare del sito senza celebrarla né rimuoverla. Ne riprende alcuni caratteri formali per disattivarli, trasformando un linguaggio concepito per il conflitto in un dispositivo di relazione con la natura.
In un territorio definito dal transito, Souvenir di montagna propone così un altro attraversamento: il passaggio dallo sguardo strategico allo sguardo contemplativo, dalla difesa all'esperienza, dal confine alla relazione.